Passione e tradizione

Piazza Garibaldi è l’ampio palcoscenico su cui avvengono le rappresentazioni sacre della Settimana Santa, un evento tradizionale che si ripete da secoli ed il cui valore etno-antropologico, sottolineato anche dagli studiosi, testimonia la ricchezza storica e culturale della città.

La Settimana Santa di Caltanissetta si compone di varie manifestazioni religiose che vanno dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua. Questo avvenimento attira ogni anno in città migliaia di turisti e, per l’importanza che riveste, è gemellato con la più famosa Settimana Santa di Siviglia, in Spagna.

I festeggiamenti hanno inizio la Domenica delle Palme con la processione del Gesù Nazareno.

Il Martedì Santo, lungo le viuzze storiche della città, avviene la rappresentazione sacra della Scinnenza, nella quale viene interpretato il processo a Gesù.

La mattina del mercoledì Santo è destinata alla sfilata della Real Maestranza, le cui origini risalgono al Medioevo, quando nacque come milizia cittadina per difendere Caltanissetta in caso di invasione dei Saraceni.

Il fulcro attorno al quale ruota la processione e tutti gli altri avvenimenti della Settimana Santa è il Capitano, un artigiano scelto ogni anno in una categoria diversa.

I preparativi per la cerimonia iniziano sin dalla prima mattina del Mercoledì Santo, seguendo una rigorosa tradizione, quella della vestizione del Capitano con il tipico abito settecentesco, sotto l’attento occhio dei Capitani degli anni precedenti, del Console Generale e dei Cerimonieri. Dopo un breve saluto dal balcone, il Capitano scende in strada, annunciato da tre squilli di tromba ed accolto da un caloroso applauso.

Il corteo, composto in genere da circa quattrocento Mastri, si reca in Municipio, dove il Sindaco consegna al Capitano le chiavi della città, investendolo simbolicamente della responsabilità della città fino alla Domenica di Pasqua.

I festeggiamenti continuano, il Giovedì Santo, con la sfilata delle Vare, evento che ha reso famosa Caltanissetta in tutto il mondo: si tratta di sedici gruppi statuari in cartapesta, gesso e legno di epoca ottocentesca, opera dei maestri napoletani Biangardi, che rappresentano scene della Passione di Gesù e le stazioni della Via Crucis.

Durante il tragitto, ogni Vara è scortata da numerosi devoti, che sfilano in un composto silenzio accompagnati dalla banda musicale. In vari momenti della processione, le Vare si fermano per essere salutate da un’imponente spettacolo pirotecnico, la maschiata.

Particolarmente toccante è la sera del Venerdì Santo che per la città è momento di lutto e di silenzio.

Dal Signore della Città, un’antica chiesetta posta nel quartiere popolare di San Francesco, viene portato in processione a spalla dai fogliamari un Crocifisso ligneo, probabilmente quattrocentesco, oggetto di venerazione e di culto da parte di tutta la cittadinanza, chiamato Cristo Nero, per il suo colore scuro.

Il corteo sfila in silenzio dignitosamente con un passo lento, intonando le ladate, lamentazioni in dialetto siciliano arcaico. Alla processione partecipa tutta la maestranza in abiti di lutto, con il suo Capitano, il Vescovo con tutto il clero, le suore, i monaci, le confraternite, le congregazioni religiose, e il Cristo nero è seguito da una gran folla di persone, per la maggior parte a piedi scalzi per sciogliere un voto o per chiedere una grazia. E dappertutto, dove la processione passa, risuona il grido: “Viva la Misericordia di Diu!”.

La Domenica di Pasqua chiude l’intensa settimana nissena.

Il Capitano della Maestranza con tutte le categorie si reca presso il vescovado e fa da scorta d’onore al Vescovo che a piedi si reca in Cattedrale per il pontificale solenne. Alla fine della cerimonia liturgica, il Capitano restituisce le chiavi della città al Sindaco. In realtà la sua figura rimane per tutto l’anno, sino al Mercoledì Santo dell’anno successivo, simbolica e rappresentativa per la cittadinanza nissena.