Distesa sul fianco della valle del fiume Salso, alle pendici del Monte San Giuliano, Caltanissetta lega il suo passato all'
attività mineraria. Quest'ultima ha reso la città il fulcro minerario in Sicilia sino ai primi decenni del secolo scorso, quando i minatori, scrive Vuillier, "maledicevano la vita e invidiavano i maiali che a fine anno erano certi di morire"…ed ecco ricordare la denuncia spietata di Zola che dà, a chi legge Germinale, "un brivido di terrore". Secondo quanto testimoniato dal geografo arabo Idrisi, il vasto agglomerato urbano di
questa città si è
originato a partire da Nissa (da cui nisseno, abitante di Caltanissetta),antico villaggio sicano; riferendosi alle donne di Nissa,Idrisi chiamò Caltanissetta "Qalat-an-Nisa", cioè "Il castello delle donne". Oggi questo centro mantiene il primato nel commercio dello zolfo ed è anche importante mercato agricolo, ma la sua economia si poggia soprattutto sull'industria enologica, sulla raffinazione del petrolio e sul turismo, famosa in tutta il mondo è infatti la
Settimana Santa a Caltanissetta . Interessanti reperti archeologici delle vicine località, come quella di Sabucina, testimoniano
l’origine sicana della città.Nella zona della Montagna felice (Gebel Habib) è stata rinvenuta un'epigrafe pregreca che accenna all'antica Nissa, villaggio dal cui nome derivò quello di Caltanissetta: dall'arabo Qalat-an-Nisa, cioè "Il castello delle donne". Dopo gli arabi, i
Normanni che occuparono Nissa nel 1087, vi consacrarono la bella chiesa romanica di Santo Spirito. Quando, tre secoli dopo, Guglielmo Peralta diviene signore di Caltanixetta, inizia in Sicilia il cosiddetto Governo dei quattro Vicari". Il dominio dei Peralta è testimoniato dalle rovine del castello di Pietrarossa, (ancora visibili nei pressi della città anche dopo il terremoto del 1567) dove si riunirono, nel 1358, i quattro più potenti signori della Sicilia (Alagona, Ventimiglia, Peralta, Chiaramente), per decidere le sorti dell'Isola sotto il nuovo governo. Per favorire l'esportazione dello zolfo, i Moncada (1553) fecero costruire, sul fiume Salso, il ponte di Capodarso, la cui possente arcata è oggi ancora visibile insieme al grandioso ma incompiuto palazzo Moncada. Tra il 1500 e il 1700 molti comuni nisseni si trasformarono, da borghi rurali quali erano, in vere e proprie città a testimonianza della crescente feudalità. All'indomani del feudalesimo (1818 circa) iniziò a prendere forma l'entità territoriale della provincia di Caltanissetta che oggi conosciamo. Durante il
dominio borbonico(1735-1860),Caltanissetta divenne capoluogo di provincia; questo fatto allontanò i nisseni dalle mire separatistiche di Palermo, le cui bande armate, indotte dal principe San Cataldo ed avide di sangue e di bottino, diedero alle fiamme il quartiere della Grazia. Nel 1849 una delegazione di palermitani offrì, proprio a Caltanissetta, la capitolazione della Sicilia ai borboni al termine della rivoluzione federale guidata da Ruggero Settimo. Fanno parte della storia più recente di questa città, le sciagure minerarie che hanno provocato la morte di centinaia di uomini: sono tristemente ricordate le miniere di Trabonella, Gessolungo e Deliella.